Li conosci i suoi gusti così come li conosco anche io!
Uhm allora… un profumo!
No no, un cd di musica!
Qualcosa per la casa!
Un trapano nuovo!
Un non so che.
Non ne ho idea.
Nemmeno io.
È passato tanto tempo.
Troppo dall’ultimo compleanno… lo ricordi?
Era il 16 luglio 1991… io non ricordo altro.
Ci saranno delle foto da qualche parte.
Bisognerà cercarle… lo facciamo più tardi?
Non so se avrò il tempo…
Allora cosa gli regaliamo?
Magari può regalarci qualcosa lui!
Cosa? Un sogno?
Anche!
Regaliamogli qualcosa che abbiamo dentro… ah si! Qualcosa che ci ha dato lui!
Uhm… l’amore! Eh eh!
Qualcosa di più specifico… l’amore per gli altri!
Ok ok, questo si può fare! E poi?
Una serata tra amici… si può fare!
Qualcosa da cucinare e mangiare insieme!
Si può fare pure!
E poi… senti, che ne diresti se gli regalassi qualcosa di mio?
Tuo tuo? Perché no?
Del silenzio, una preghiera…
E poi?
Messa.
Cosa hai messo?
No dico, una messa. Per stare più vicino a Dio. Insieme.
Si, insieme…
Quest’anno sarebbero stati 79. Lo sono. Anche se non sei più con noi, ognuno vive questo giorno come può. Si vive. Per me sono echi di infinito che si rincorrono.
A 46 anni mentre scrivo queste parole sono anche lacrime e testa pesante.
Certe cose non passano mai.
Sarò pure “padre”, ma nel mio piccolo, al di là del mio peso, rimango pur sempre un figlio piccolo piccolo, tra le mani del padre… del Padre!
Potevo scrivere prima tutto, invece aspettando, facendo altre cose, ho dimenticato le parole che avrei voluto usare… e mi piacevano!
Di cosa avresti voluto parlare? Quali erano le parole?
Erano due cose mie, profonde, belle, anzi no, bellissime. In una parlavo di mia madre, vedendola dormire, occupa il posto che un tempo era di mio padre…
E l’altra?
Non lo so, l’ho dimenticata!
Allora parlami di tua madre, oppure continua a scrivere di lei!
Ah si! Oggi vedendomi dopo qualche giorno che non era stata a casa diceva che sono bello!
Ma dai… davvero?
Asp… ho ricordato quello che volevo scrivere!
Cosa?
L’altra cosa!
E cosa è?
È l’esperienza di fede che ha fatto un mio amico facendo la comunione, tempo fa… era al matrimonio di una cugina e nel momento in cui ha preso l’Eucarestia ha sentito il cuore esplodergli… e delle parole, forti e chiare si sono manifestate a lui…
Quali erano le parole?
“Quello che hai sentito è solo una minima parte dell’amore che provo per te!”.
Bellissimo!
Ah si! Vorrei sentirle pure io queste parole!
Perché non ti basta sentirmi tra le mani?
Già! Ragione…
Stranamente direi… anzi no, come al solito!
E lo sapevo che sei il più forte!
E no ti dirò… sono pure il più bello! Anche per tua mamma!
In questi anni di celebrazioni eucaristiche non mi era mai successo quanto sto per raccontare.
Forse ad altri si… Ma a me mai!
Durante la celebrazione il prete spezza il Pane e lascia cadere un frammento all’interno del calice pieno di Vino.
Durante questo rito – chiamato “immistione” – dice: “Il corpo e sangue di Cristo, uniti in questo calice, siano per noi cibo di vita eterna”.
Le origini di questo rito sono da ricercare agli inizi della vita della Chiesa quando la domenica, i preti titolari della città di Roma dovevano celebrare per i loro fedeli e non potevano perciò prendere parte alla Messa celebrata dal Papa. Questi, volendo mantenere viva la comunione con i sacerdoti, inviava un frammento del pane eucaristico (fermentum) ai presbiteri delle chiese urbane. A loro volta, i presbiteri lo mettevano nel calice (“immistione”) quando celebravano l’Eucaristia nelle loro comunità.
Il rito del fermentum, dunque, sottolinea fortemente l’unità che l’Eucaristia richiede, quella comunione nella Chiesa data dalla comunione al corpo e sangue di Cristo, ora non più separati, ma riuniti nell’unico calice.
Normalmente spezzo un pezzettino della particola dal centro.
Alcune particole hanno impresso una croce. Altre il disegno di Gesù in croce.
L’Ostia di ieri mattina aveva impresso il Crocifisso.
Ho spezzato in due l’Ostia.
Si è staccato da solo, cadendo direttamente nel calice, il capo del Cristo Crocifisso.
Non sapevo cosa fare.
Non sapevo cosa dire.
Mi tremavano le mani.
Non riuscivo a parlare per la grande emozione.
Possiamo dare diverse letture a quanto è avvenuto…
Io però non so cosa dire.
Tengo dentro me, eppure condivido con voi, quanto nei miei sensi di straordinario ho provato…
Ok ok, tutto bene, a parte la stanchezza per un’attesa estenuante!
Con soltanto due ore di ritardo rispetto alla finestra oraria prenotata (15-16) io ed altri fantastici compagni di avventura (colleghi e amici vecchi e nuovi) siamo riusciti nella prima parte dell’impresa.
Fin ad ora nessun effetto collaterale.
A domani per narrarvi una nuova fantastica avventura!
Caro papà, a 29 anni dalla tua nascita al cielo, nel tuo vivo ricordo, ho pensato di scrivere queste righe, poche, senza molte lacrime, magari con qualche sorriso in più!
1. Le giornate lunghe, pesanti, pesantissime, anche questo bisogna dirlo, hanno un inizio e una fine. 2. La giornata comincia con la messa, alle 7 del mattino… per farmi contento e levarmi il pensiero ho detto a mamma: “Vieni con me!” (credo di aver fatto contenta anche lei) 3. Siamo tornati a casa, oggi giornata di pulizie… io poi didattica a distanza e pranzo da solo in rettoria. Ho cucinato una pasta con broccoli e sparacelli… attipo arriminati. Gratinata al forno… ti sarebbe piaciuta! 4. Riposino nel primo pomeriggio… ricordo che da piccolo io non dormivo e tu invece dopo pranzo riposavi. Ti alzavi presto per andare a lavoro, ci stava recuperare le forze. 5. E lo faccio pure io da qualche anno! In rettoria ho incontrato due Massimo. Due bei incontri, con tante belle novità. 6. Sono tornato a casa, in macchina con l’aria calda sparata a 26°… fa freddo oggi. Mamma mi diceva stamattina che anche il giorno del funerale, il lunedì, era una giornata come questa. 7. Mi ritengo stanco, un misto di sonno e fame, scrivo queste righe pieno di soddisfazione. Mamma parla con la zia Carmela, io seduto in poltrona vicino alla finestra, per un attimo penso a quando ti ho visto seduto in poltrona, il primo gennaio del 1992. Stavi già male. Non immaginavo potesse essere il nostro ultimo capodanno insieme. 8. Trattengo le lacrime, oggi la giornata non la voglio vivere pesante. Vorrei vivere giornate sempre così. Intense. Piene. Anche con mamma che sbadiglia, mischinella ha sonno! Stamattina matinata! Infine per quanti non lo avessero conosciuto quel signore in foto è mio papà, il signor Lo Chirco. Mi somiglia? Gli somiglio? Chissà!
Io non ho con me una tua foto… ma ricordo tante scene belle della nostra vita insieme. Questa foto che abbiamo a casa è del compleanno di Piera, la nostra vicina di casa che per ora combatte con il covid… anzi papà a che ci sei mettila tu una parola buona con il Principale per Sandro, Piera e Graziella!
Dimenticavo… Il nome di mio papà? Gianni, Giovanni Battista il nome di battesimo, all’anagrafe Gio Battista. È morto il 12 gennaio del 1992, era la Domenica del Battesimo del Signore.
Oggi sei mancato un po’ meno, il mio amico Luigi fin dal mattino mi ha ri-cordato nella preghiera con il salmo che gli avevo affidato come penitenza. Se il Signore non costruisce la casa…
***
Le giornate finiscono, il Signore invece continua a costruire!