Della fede…

Nella XIII settimana del Tempo Ordinario, il Vangelo di Marco proclamato Domenica, ci ha fatto entrare nella stanza di una ragazzina di 12 anni, una stanza avvolta nel mistero della morte.
Non è morta… dorme.

Morta è invece la nostra fede, si, viviamo una fede morta e non viva.
Abbiamo bisogno della Parola del Profeta, potente in parole e opere, possa entrare nelle nostre vite, stanze buie, illuminandole con la Grazia che sa di Risurrezione.

Questo il tema forte della XIV Domenica del Tempo Ordinario, legando i mari in tempesta, alle stanze della morte, ai profeti non accolti.

Sono i mari e venti che ci agitano dal di dentro.

Sono le stanze abitate dalle nostre debolezze, angosce, sofferenze, pensieri, stanchezze, peccati.

Sono le generazioni ribelli che non ti accolgono.

Entra Signore, continua a parlare, continua a gridare la bellezza della vita vissuta in Te!

Tu solo non deludi mai, siamo noi che deludiamo…
Però mentre noi ci stancheremo per le troppe delusioni che vivremo, Tu continui a insistere, porti la Tua Parola nel triste quotidiano e lo trasformi in Gioia senza fine!

Ancora deserto…

Il deserto nella sua dimensione quaresimale, è spazio da attraversare non in modo collettivo, tutti insieme appassionatamente, ma in modo singolare.

Un deserto per ciascuno non fa male a nessuno.

Ognuno avrà a che fare con le proprie solitudini, i propri demoni, in uno spazio talmente vasto che saremo sempre soli.

Non sarà il nostro deserto. Sarà soltanto il mio, sarà soltanto il tuo.

A farci compagnia sarà il nostro io, nel suo profondo, un cammino nel quale messi alla prova, tentati, cadere senza avere la possibilità di rialzarsi.

Un vero e proprio travaglio interiore.

Tu pensi di avere dei compagni di viaggio, degli amici fidati su cui puoi confidare: hanno anche loro il proprio deserto da attraversare.

Sarai però solo, perché sei chiamato tu a deciderti per Cristo. Tu. Solo tu.

E Cristo. La Sua Parola, la Sua Presenza silenziosa. La forza dello Spirito.

Ognuno si deciderà per Cristo.

E reciderà quanto non appartiene a Cristo.

Oggi è già un nuovo giorno.

Passo dopo passo, siamo ancora all’inizio, la meta è ad ogni modo più vicina…

Le stanze della memoria

Ci sono luoghi che non sono semplicemente case, strade o pezzi di campagna. Sono stanze della memoria. Spazi che continuano a custodire voci, volti e stagioni anche quando il tempo li ha trasformati quasi fino a renderli irriconoscibili.

Dopo circa trent’anni, anno più anno meno, sono tornato in un luogo che appartiene alla storia della mia famiglia. Nei primi anni 80 tre fratelli decisero di acquistare un terreno e, col tempo, costruirono tre case. Negli anni le vite delle loro famiglie con la mia famiglia si sono intrecciate, separate, ricomposte. Alcuni sono andati via, altri sono rimasti. La distanza, il tempo, la vita, la morte, fanno il loro gioco nelle vite degli esseri umani.

Eppure tornare li, in qualche modo, ha fatto sì che tutti continuano ad abitare questi spazi.

Negli ultimi decenni le case si sono trasformate, cambiate dentro, anche gli spazi esterni, le abitudini si sono modificate, le stanze hanno accolto nuove storie. Ma ciò che più colpisce è la natura. Gli alberi che ricordavo giovani sono diventati adulti. I pini, che nella memoria erano poco più che presenze discrete, oggi sono giganti che stendono la loro ombra sulle case e sul cortile. Sembrano custodi silenziosi del tempo trascorso.

Camminando in quei luoghi, i ricordi arrivano senza preavviso. Un angolo, un profumo, una luce particolare del pomeriggio. E poi riaffiora un pensiero che mi accompagna da anni. Qui venne registrato un video con mio padre. Una ripresa realizzata con quelle videocamere compatte che, in quegli anni, sembravano spalancare una finestra sul futuro.

Quel video esiste ancora.

È conservato da qualche parte in casa, trasferito su un DVD che non sono mai riuscito a vedere. So che da qualche parte c’è quella sequenza di immagini: mio padre che si muove, parla, sorride forse, inconsapevole di lasciare una traccia destinata ad attraversare i decenni.

E allora capisco che le stanze della memoria non sono fatte soltanto di mura. Sono fatte di persone. Di assenze che continuano a prendere forma nei luoghi che hanno abitato. Di alberi cresciuti insieme ai nostri anni. Di videocassette, DVD dimenticati in un cassetto, fotografie sbiadite che aspettano di essere ritrovate.

Tornare dopo trent’anni significa accorgersi che il tempo cambia tutto, ma non cancella davvero nulla. Le case sono diverse, gli alberi sono immensi, molte persone non ci sono più. Eppure basta attraversare un cancello perché il passato e il presente tornino a camminare insieme, sotto la stessa ombra. Quella dei grandi pini che hanno visto passare le stagioni e che, in silenzio, continuano a custodire le nostre storie…

di anno in anno

Era un pomeriggio, forse una sera, come tante altre.
Il freddo, il vento, la pioggia.
Tutto era ormai pronto per il gran finale.
La pioggia ticchettava rumorosamente sul vetro, il vento ululava tra gli spifferi delle serrande e delle finestre, la temperatura era scesa abbastanza, lo sentiva dalla punta del naso…
Cominciava così il viaggio nei ricordi… una poltrona piena, il corpo abbandonato tra le pieghe della pelle ormai consumata dal tempo, le luci accese, l’ora tarda, la cena pronta, gli amici fuori, il rientro a scuola…
Ogni cosa si metteva al suo posto, in ogni gesto della memoria tutto tornava in scena, al tempo opportuno, forse anche quando meno si aspettasse.

Quanti anni sono passati?
Più o meno?
No quelli giusti.
Sono 34.
34 anni.
Sembra una vita.
Lo è.
È stato faticoso.
Lo è ancora.
E com’è?
È presenza, è assenza… a volte non fai nemmeno caso. Altre come se sentissi il peso di un vuoto.
È così per me.
Anche per te?
Si, anche per me.
Non sembra ma è così, abbiano questo in comune. Almeno questo!
E tu da quanti anni?
Io ho perso il conto, ma il tempo che scorre è sempre lo stesso… si ferma in quei giorni. E tutto sembra lo stesso, dal sapore antico, amaro e amato sapore della memoria…
Perché amato?
Perché era lì, era ancora con me, mi stringeva le mani, mi accarezzava il volto e mi sorrideva.
Io ricordo altre cose… ho dimenticato la voce, da tempo ormai non la sento più, so dove poterla trovare, forse per codardia o per custodia del cuore non vado…
Come si fa ad andare avanti?
Con un passo dopo l’altro. Si mettono insieme i pezzi rotti, si aggiusta quello che si può, sì piange, fiumi di lacrime scorrono dentro di noi ed io ne ho deviato il corso nel tempo…
Hai fatto così?
Si, ho fatto così.
Allora devo fare anch’io così?
Ognuno ha la sua ricetta, il tempo prende, il tempo da. Questo lo so per certo.
Lo senti?
Cosa?
Il ticchettio della pioggia sul vetro… ora è il tempo della pioggia… versa le tue lacrime, quando smetterà di piovere spunterà anche il sole…

È sempre il tempo…

A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.

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Tu mi conosci!

Signore Gesù Cristo,
qualche volta penso a quando Ti ho sentito vicino,
quando la mia anima era colma di gioia fino a traboccare.
Mi dicevo che Tu eri la Via giusta per me,
eppure quante volte mi sono sentito solo anche nella Tua compagnia.
Nell’amore per Te, forte e intenso
sentivo un dolore che ancora porto nel cuore.

Ci si può abituare a una certa tristezza,
alla rassegnazione che tutto finisca?

Eppure Tu sei l’Amico che non abbandona,
Tu sei Colui che dà senso
anche quando io non lo trovo.

Quante volte ho detto che sarei rimasto fedele,
ma dentro di me ho gioito del mio peccato,
quando in realtà non dovevo.

Tu non mi hai mai tagliato fuori,
non hai mai fatto finta che io non esistessi.
Già, Tu non hai bisogno del mio amore,
eppure mi guardi come figlio,
non come estraneo.

Non hai mai abbassato la Tua dignità,
ma hai raccolto i miei frammenti,
hai scritto il mio nome nel Tuo cuore,
vuoi che sia io a scrivere il Tuo.

Tu non sei “qualcuno che conoscevo”:
Tu sei il Vivente che conosco e che mi conosce.

Signore,
penso alle volte in cui ho tradito la Tua fiducia,
alle volte in cui ho creduto che fosse sempre colpa mia.
Non voglio vivere più nel sospetto e nella paura,
ma nella libertà della Tua Parola.
Tu mi hai detto che puoi perdonare,
e che non resterai mai prigioniero dei miei errori.

Gesù aiutami Tu!
voglio lasciar andare il passato,
voglio smettere di interpretare ogni parola come condanna.
Tu sei il Pane vivo,
Tu sei la Presenza che non abbandona.

Non sei “qualcuno che conoscevo”:
sei Colui che conosco e che mi salva,
sei Colui che voglio amare per sempre!

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Un battito d’ala…

Allora Maria disse:

«Ecco la serva del Signore:

avvenga per me secondo la tua parola».

E l’angelo si allontanò da lei.

Sarà che sono legato in qualche modo agli angeli,

della scena dell’Annunciaziome del Verbo,

fra i tanti passaggi,vorrei essere proprio lì…

E lo auguro a voi tutti!

Un palpito nel cuore ,

un battito d’ala,

una brezza leggera..

Così vicini,

vicinissimi,

l’Infinito

abita nel finito…

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il primo giorno di scuola

Si vive così, con l’accoglienza delle classi prime, emozioni e timidezza,

un giro tra le classi quinte, pronti davvero a spiccare il volo?

Il ricordo di 3P, coraggioso martire di questo territorio, diversi alunni provengono dalla scuola che ha il suo nome.

Poi mi fermo qui, un balcone che si affaccia su un altro edificio scolastico.

Le scritte sono quelle già da un bel po’… forse se ne aggiungeranno di nuove.

In questo nuovo anno scolastico, carico anche dei dolori del mondo,

mi consola già, l’intenso odore di melanzane fritte che permea l’aria…

Professionista?

Tornare a casa, dopo una giornata, fatta di incontri, persone e pensieri vari, lunga la via del ritorno, significa far scorrere come fotografie immaginando racconti e dialoghi che in un certo modo rappresentano la realtà.

Quelli voci non sono le mie, quelle parole non sono le mie, eppure sono trascritte come se vissute in prima persona.

Se dovessi scrivere un libro sarebbe quello dei miei fallimenti, dei successi ne faccio volentieri a meno, perché sono troppo pochi e preziosi…

Scriverei dei miei fallimenti perché gli altri, vedendoli dall’esterno, pensano che sia riuscito a risolverli, per lo meno ci ho messo mano, non è detto che abbia fatto molto di più per essere risolto.

Oppure Risorto.

C’è una grande differenza tra una “l” e una “r”.

Cambia tutto, cambia il senso delle cose.

Non ssono però un professionista, ne tanto meno un mestierante. A volte fuori tempo, fuori luogo. Incredibilmente me stesso.

Mi chiedono di poter dare loro una mano, per rimettere i pezzi insieme, mentre i miei sono tutti in frantumi… Ci riesco?

Non sempre.

Chi rimane, chi va via. Chi è grato, chi no.

Faccio i conti con me, prima ancora che con gli altri. Riesco a dare tutto di me, per poi vedere gli altri riprendere il loro cammino, più vicino, più lontano, non importa, sono sempre io, in un atto erogatorio, cerco di dare il massimo e il meglio di me.

Forse per questo potrei essere un “professionista”, non per altro…

Altre cose spero di poterle condividere nei giorni che verranno, da tempo non scrivevo, ma la sera, tornando a casa, detto nella mia testa racconti fantastici che mai leggerete….

Così gentile…

È tutto così gentile.
Anche il silenzio.
Poi anche il canto.
Stare qui, pochi minuti, è come mille anni.
Il tempo sembra non passare più.
Tutto è fermo, anche il cuore,
palpita nel silenzio.
C’è un clima gentile, come se tutta quella gente numerosa fosse soltanto una persona, in ascolto, alla Tua Presenza.
Si, è tutto gentile come la Luce che ha portato tanti fino a qui…

Sempre un inizio!

Mi glorio della mia debolezza, perché abiti in me la potenza di Cristo. * La sua forza si manifesta nella nostra debolezza.
℣ Portiamo questo tesoro in vasi fragili, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio.
℞ La sua forza si manifesta nella nostra debolezza.


Ieri confessione con don Silvano, prete di Venezia.
Oggi ritornano nel responsorio dell’Ufficio delle letture le parole che mi ha donato durante la mia confessione.
Le parole di Paolo nella Seconda Lettera ai Corinzi.
Possiamo fare caso a queste cose oppure no.
Dio parla, continua a parlare al cuore di ognuno di noi.
Usa quanti si lasciano usare, strumenti di salvezza.
Si, Dio agisce sempre tramite qualcuno.
Oggi però è Festa!
È la Festa del Perdono d’Assisi!
“Francesco quanti anni vuoi concessi di indulgenza?”
“Non voglio anni ma anime!”.
E ricorderò sempre il 2 Agosto del 1996, in fondo per me tutto ha avuto inizio quel giorno…

Da qui si vede oltre…

È il primo giorno di agosto, un giorno caldo almeno qui a Medjugorje.

Al calar del sole, la notte, le temperature sono sensibilmente più fresche rispetto a quelle lasciate a Palermo, il giorno però è caldo, caldissimo, un caldo diverso, non umido, somiglia a quello delle nostre giornate di scirocco.

Poco importa il caldo se si riesce a cogliere il senso di un pellegrinaggio.

E oggi la salita sulla collina delle apparizioni, aver consegnato quanto ho ricevuto, le intenzioni di preghiera che porto dentro, quelle che mi hanno affidato…

Ho portato ognuno di voi su quel monte…

Sul monte Dio provvede.

Prego, preghiamo, perché continui a provvedere a tutti gli uomini qui sulla Terra.

In fondo da qui si vede oltre…