Le stanze della memoria

Ci sono luoghi che non sono semplicemente case, strade o pezzi di campagna. Sono stanze della memoria. Spazi che continuano a custodire voci, volti e stagioni anche quando il tempo li ha trasformati quasi fino a renderli irriconoscibili.

Dopo circa trent’anni, anno più anno meno, sono tornato in un luogo che appartiene alla storia della mia famiglia. Nei primi anni 80 tre fratelli decisero di acquistare un terreno e, col tempo, costruirono tre case. Negli anni le vite delle loro famiglie con la mia famiglia si sono intrecciate, separate, ricomposte. Alcuni sono andati via, altri sono rimasti. La distanza, il tempo, la vita, la morte, fanno il loro gioco nelle vite degli esseri umani.

Eppure tornare li, in qualche modo, ha fatto sì che tutti continuano ad abitare questi spazi.

Negli ultimi decenni le case si sono trasformate, cambiate dentro, anche gli spazi esterni, le abitudini si sono modificate, le stanze hanno accolto nuove storie. Ma ciò che più colpisce è la natura. Gli alberi che ricordavo giovani sono diventati adulti. I pini, che nella memoria erano poco più che presenze discrete, oggi sono giganti che stendono la loro ombra sulle case e sul cortile. Sembrano custodi silenziosi del tempo trascorso.

Camminando in quei luoghi, i ricordi arrivano senza preavviso. Un angolo, un profumo, una luce particolare del pomeriggio. E poi riaffiora un pensiero che mi accompagna da anni. Qui venne registrato un video con mio padre. Una ripresa realizzata con quelle videocamere compatte che, in quegli anni, sembravano spalancare una finestra sul futuro.

Quel video esiste ancora.

È conservato da qualche parte in casa, trasferito su un DVD che non sono mai riuscito a vedere. So che da qualche parte c’è quella sequenza di immagini: mio padre che si muove, parla, sorride forse, inconsapevole di lasciare una traccia destinata ad attraversare i decenni.

E allora capisco che le stanze della memoria non sono fatte soltanto di mura. Sono fatte di persone. Di assenze che continuano a prendere forma nei luoghi che hanno abitato. Di alberi cresciuti insieme ai nostri anni. Di videocassette, DVD dimenticati in un cassetto, fotografie sbiadite che aspettano di essere ritrovate.

Tornare dopo trent’anni significa accorgersi che il tempo cambia tutto, ma non cancella davvero nulla. Le case sono diverse, gli alberi sono immensi, molte persone non ci sono più. Eppure basta attraversare un cancello perché il passato e il presente tornino a camminare insieme, sotto la stessa ombra. Quella dei grandi pini che hanno visto passare le stagioni e che, in silenzio, continuano a custodire le nostre storie…

di anno in anno

Era un pomeriggio, forse una sera, come tante altre.
Il freddo, il vento, la pioggia.
Tutto era ormai pronto per il gran finale.
La pioggia ticchettava rumorosamente sul vetro, il vento ululava tra gli spifferi delle serrande e delle finestre, la temperatura era scesa abbastanza, lo sentiva dalla punta del naso…
Cominciava così il viaggio nei ricordi… una poltrona piena, il corpo abbandonato tra le pieghe della pelle ormai consumata dal tempo, le luci accese, l’ora tarda, la cena pronta, gli amici fuori, il rientro a scuola…
Ogni cosa si metteva al suo posto, in ogni gesto della memoria tutto tornava in scena, al tempo opportuno, forse anche quando meno si aspettasse.

Quanti anni sono passati?
Più o meno?
No quelli giusti.
Sono 34.
34 anni.
Sembra una vita.
Lo è.
È stato faticoso.
Lo è ancora.
E com’è?
È presenza, è assenza… a volte non fai nemmeno caso. Altre come se sentissi il peso di un vuoto.
È così per me.
Anche per te?
Si, anche per me.
Non sembra ma è così, abbiano questo in comune. Almeno questo!
E tu da quanti anni?
Io ho perso il conto, ma il tempo che scorre è sempre lo stesso… si ferma in quei giorni. E tutto sembra lo stesso, dal sapore antico, amaro e amato sapore della memoria…
Perché amato?
Perché era lì, era ancora con me, mi stringeva le mani, mi accarezzava il volto e mi sorrideva.
Io ricordo altre cose… ho dimenticato la voce, da tempo ormai non la sento più, so dove poterla trovare, forse per codardia o per custodia del cuore non vado…
Come si fa ad andare avanti?
Con un passo dopo l’altro. Si mettono insieme i pezzi rotti, si aggiusta quello che si può, sì piange, fiumi di lacrime scorrono dentro di noi ed io ne ho deviato il corso nel tempo…
Hai fatto così?
Si, ho fatto così.
Allora devo fare anch’io così?
Ognuno ha la sua ricetta, il tempo prende, il tempo da. Questo lo so per certo.
Lo senti?
Cosa?
Il ticchettio della pioggia sul vetro… ora è il tempo della pioggia… versa le tue lacrime, quando smetterà di piovere spunterà anche il sole…

il primo giorno di scuola

Si vive così, con l’accoglienza delle classi prime, emozioni e timidezza,

un giro tra le classi quinte, pronti davvero a spiccare il volo?

Il ricordo di 3P, coraggioso martire di questo territorio, diversi alunni provengono dalla scuola che ha il suo nome.

Poi mi fermo qui, un balcone che si affaccia su un altro edificio scolastico.

Le scritte sono quelle già da un bel po’… forse se ne aggiungeranno di nuove.

In questo nuovo anno scolastico, carico anche dei dolori del mondo,

mi consola già, l’intenso odore di melanzane fritte che permea l’aria…

Sempre un inizio!

Mi glorio della mia debolezza, perché abiti in me la potenza di Cristo. * La sua forza si manifesta nella nostra debolezza.
℣ Portiamo questo tesoro in vasi fragili, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio.
℞ La sua forza si manifesta nella nostra debolezza.


Ieri confessione con don Silvano, prete di Venezia.
Oggi ritornano nel responsorio dell’Ufficio delle letture le parole che mi ha donato durante la mia confessione.
Le parole di Paolo nella Seconda Lettera ai Corinzi.
Possiamo fare caso a queste cose oppure no.
Dio parla, continua a parlare al cuore di ognuno di noi.
Usa quanti si lasciano usare, strumenti di salvezza.
Si, Dio agisce sempre tramite qualcuno.
Oggi però è Festa!
È la Festa del Perdono d’Assisi!
“Francesco quanti anni vuoi concessi di indulgenza?”
“Non voglio anni ma anime!”.
E ricorderò sempre il 2 Agosto del 1996, in fondo per me tutto ha avuto inizio quel giorno…

Davanti a Te…

Stava da solo in chiesa, un prete come tanti, un uomo come tanti altri.

Stava da solo, in silenzio, pregava davanti a un altare sul quale era riposto l’ostensorio con il Santissimo Sacramento.

La sua fede, fatta di tante cose piccole accumulate nel tempo, aveva trovato in quel momento di silenzio uno dei momenti più belli e aspettati della settimana.

Stare li, con il suo Signore, ascoltando in silenzio quanto aveva ancora da dirgli, nello stesso silenzio raccontargli a bassa voce degli incontri, delle storie, dei successi e dei guai…

 

Eccomi sono qui! Rimarrei così tutto il giorno, la sera, la notte. Un granello di incenso, una fiammella danzante, le luci e le ombre… sono qui, eccomi!

Cosa hai da dirmi oggi? Di chi vuoi parlarmi?

Posso dire tutto? Ma tu già lo sai! Sei con me tutti i giorni!

Però dimmele le cose! Dai, racconta pure…

Siamo solo io e Te… leggile dentro me!

No, no, dille tu, anche a bassa voce…

Ti parlo di lei allora…

Parlami di lei…

Ti parlo di lei perché sembra non le vada mai bene niente, perché mi sembra stanca e confusa…

Ah si? Non lo immaginavo…

Ti parlo di lei perché a volte la sento piangere, fragile e triste, lei piange…

E tu cosa fai?

Rimango li, triste con lei… cerco di tirarla su. E poi fugge…

E tu cosa fai quando va via?

Io l’aspetto! Senza dire niente, senza giudicare, senza aggiungere o togliere nulla… l’aspetto! Perché così come l’ho incontrata, così so che tornerà.

Anche io faccio così con te.

Lo so e so che hai già compreso di chi sia quell’anima…

È la tua, lo so che è la tua… poco però importa di chi sia, di chiunque sia, so che tornerà a me…

Il fantasma del Natale

Nei miei anni di vita ho vissuto quasi mezzo secolo di celebrazioni natalizie.

Nel tempo sono cambiate, perché in fondo sono cambiato io…
Il Natale della mia infanzia lo ricordo attraverso qualche foto, momenti personali conservati e custoditi in me, a casa dei nonni, con i cugini piccoli, l’emozione dei regali da aprire, le mangiate luculliane e non, l’importante stare bene insieme con gli zii, amici e parenti, che nei miei ricordi mi sembravano già grandi quando li ho visti… Oggi invece siamo tutti più anziani con i segni del tempo…

Poi dopo la morte di papà le cose sono andate diversamente, per anni, come un fantasma il Natale mi ha portato tanta tristezza e tante lacrime… Saranno stati pure belli quei giorni ma mancava qualcosa, mancava qualcuno…

Oggi, in questo Natale del Signore nell’anno 2022, non c’erano fantasmi del passato a terrorizzarmi…

Oggi è tutto diverso.
Metti che c’è un pizzico di fede in più.
Metti che questa fede non ci invita a tenerla nascosta ma a viverla.

Metti che nel dire grazie a Dio per i doni che ci ha fatto, una volta riconosciuti i doni, tutto il resto passa in secondo piano.

Oggi non ci sono fantasmi, l’unico fantasma è lo zio Massi che gioca a fare il fantasma con la nipote Nora… E me lo ha chiesto lei!

E nella Luce che squarcia le tenebre è già Natale!

Attendere…

Passó tutta la vita cercando altro e andando oltre.

Poi si accorse che tutto era già qui.

Tutto.

Ogni cosa… no, tutto.

Alcuni chiedevano come avesse fatto, come poter fare.

Altri restavano muti, in silenzio.

Altri ancora non sapevano cosa dire. Non avevano nulla da dire?

Altri infine domandavano come potesse essere arrivato a questo stato… come si fa?

Come si fa?

“Fate così!“, disse a voce alta anche se era rimasto solo.

“Fate così! Passate la vita intera a cercare, cercate, trovate, ricercate, ritroverete.

Ma voi ora dove siete?

Non ci siete!

Non vi vedo, non vi ascolto, dove siete?

Di certo non qui!

Qui ci soltanto io… a voi sembra!

Non è così!

Qui ci siete anche voi!

Tutti voi!

Non andate via da me, anche se siete lontani o vi allontano io, anche se siete scomparsi o sono scomparso io…

Voi siete qui.

Che vi piaccia o no.

Voi siete qui… “.

Restava, aspettava,

altri prima o poi sarebbero arrivati…

Chissà se lo sai…

Tu lo sai, lo hai sempre saputo, vorrei però sempre saperlo io… Io dimentico, lo dimentico troppo spesso. Chiudo gli occhi e tutti i buoni propositi vanno via… Via lontano da qui. Aiutami a ricordare. Sempre. Ogni giorno.

Cosa ti chiederò mai?

Aiutami ad avere fiducia in me!

Non ti sto chiedendo cose impossibili, irrealizzabili… Ma te lo sto davvero chiedendo?

Sono le mie domande, sono le domande di tanti…

Potrei continuare con mille altre ancora.

Ma è nel silenzio, profumo di incenso che sale verso il cielo, che il Maestro parla al cuore…co

Così adesso lo so.

Poi parliamo delle distanze, del cielo,
E di dove va a dormire la luna quando esce il sole
E di come era la terra prima che ci fosse l’amore
E sotto quale stella, tra mille anni
Se ci sarà una stella, ci si potrà abbracciare?

E poi la notte col suo silenzio regolare
Quel silenzio che a volte sembra la morte
Mi dà il coraggio di parlare
E di dirti tranquillamente,
Di dirtelo finalmente
Che ti amo
E che di amarti non smetterò mai…

Così adesso lo sai.