Come Ulisse…

Tornava qui,

sponde sicure sulle quali approdare,

faro luminoso sulle alte scogliere.

Silenzio e quiete

lontano dallo schiumeggiare della gente,

sicuro dallo spirare dei venti,

dai canti assordanti di mille sirene.

 

Qui ritrovava se stesso,

roccia sicura,

e oltre ancora,

per altri mari distanti…

Buon compleanno papà!

  • Allora che gli regaliamo quest’anno?
  • Non lo so tu che dici?
  • Io? non ho molte idee a riguardo.
  • Li conosci i suoi gusti così come li conosco anche io!
  • Uhm allora… un profumo!
  • No no, un cd di musica!
  • Qualcosa per la casa!
  • Un trapano nuovo!
  • Un non so che.
  • Non ne ho idea.
  • Nemmeno io.
  • È passato tanto tempo.
  • Troppo dall’ultimo compleanno… lo ricordi?
  • Era il 16 luglio 1991… io non ricordo altro.
  • Ci saranno delle foto da qualche parte.
  • Bisognerà cercarle… lo facciamo più tardi?
  • Non so se avrò il tempo…
  • Allora cosa gli regaliamo?
  • Magari può regalarci qualcosa lui!
  • Cosa? Un sogno?
  • Anche!
  • Regaliamogli qualcosa che abbiamo dentro… ah si! Qualcosa che ci ha dato lui!
  • Uhm… l’amore! Eh eh!
  • Qualcosa di più specifico… l’amore per gli altri!
  • Ok ok, questo si può fare! E poi?
  • Una serata tra amici… si può fare!
  • Qualcosa da cucinare e mangiare insieme!
  • Si può fare pure!
  • E poi… senti, che ne diresti se gli regalassi qualcosa di mio?
  • Tuo tuo? Perché no?
  • Del silenzio, una preghiera…
  • E poi?
  • Messa.
  • Cosa hai messo?
  • No dico, una messa. Per stare più vicino a Dio. Insieme.
  • Si, insieme…

Quest’anno sarebbero stati 79. Lo sono. Anche se non sei più con noi, ognuno vive questo giorno come può. Si vive. Per me sono echi di infinito che si rincorrono.

A 46 anni mentre scrivo queste parole sono anche lacrime e testa pesante.

Certe cose non passano mai.

Sarò pure “padre”, ma nel mio piccolo, al di là del mio peso, rimango pur sempre un figlio piccolo piccolo, tra le mani del padre… del Padre!

Buon compleanno papà!

Prima parte…

  • Hai visto?
  • Visto cosa?
  • Hanno detto che dobbiamo tornare a casa.
  • Ora?
  • Si, si, ora…
  • Peccato… io ero un po’ stanco e affamato… pensavo ci fermassimo qui a prendere qualcosa da mangiare!
  • Ma qui dove? Non lo vedi che siamo in mezzo a un deserto?
  • Ou ma cosa credi che ne sappia di un deserto! Io mica mai sono uscito da casa… fra noi due il viaggiatore esperto sei tu!
  • Esperto… per modo di dire!
  • Esperto, esperto… allora dimmi una cosa… torniamo o no a casa?
  • Ora?
  • Si, si ora!
  • Non c’è niente da mangiare.. Torniamo a casa!

Avevano percorso appena un centinaio di metri quando una voce, arrivata da lontano di corsa dicendo: “Hey voi! Tornate indietro! Stanno dando del cibo, dicono che sia abbondante!”.

Si guardarono. Uno sguardo al volo, profondo, d’intesa perfetta.

  • Torniamo!

E dicendo insieme la stessa parola si misero in cammino…

E scrivi oggi… E scrivi domani…

  • Potevo scrivere prima tutto, invece aspettando, facendo altre cose, ho dimenticato le parole che avrei voluto usare… e mi piacevano!
  • Di cosa avresti voluto parlare? Quali erano le parole?
  • Erano due cose mie, profonde, belle, anzi no, bellissime. In una parlavo di mia madre, vedendola dormire, occupa il posto che un tempo era di mio padre…
  • E l’altra?
  • Non lo so, l’ho dimenticata!
  • Allora parlami di tua madre, oppure continua a scrivere di lei!
  • Ah si! Oggi vedendomi dopo qualche giorno che non era stata a casa diceva che sono bello!
  • Ma dai… davvero?
  • Asp… ho ricordato quello che volevo scrivere!
  • Cosa?
  • L’altra cosa!
  • E cosa è?
  • È l’esperienza di fede che ha fatto un mio amico facendo la comunione, tempo fa… era al matrimonio di una cugina e nel momento in cui ha preso l’Eucarestia ha sentito il cuore esplodergli… e delle parole, forti e chiare si sono manifestate a lui…
  • Quali erano le parole?
  • “Quello che hai sentito è solo una minima parte dell’amore che provo per te!”.
  • Bellissimo!
  • Ah si! Vorrei sentirle pure io queste parole!
  • Perché non ti basta sentirmi tra le mani?
  • Già! Ragione…
  • Stranamente direi… anzi no, come al solito!
  • E lo sapevo che sei il più forte!
  • E no ti dirò… sono pure il più bello! Anche per tua mamma!
  • Hai ragione… con te non si può proprio parlare!
  • Dici vero?
  • No no, torno a pregare che è meglio!
  • Fai bene… c’è tanto bisogno di preghiera!

Incontri d’eccezione…

Hai aspettato che finissi di parlare.
Sei entrata e ti sei seduta lì.
In silenzio sei rimasta, illuminata dall’alto, non un raggio di sole ma una lampada, posta molto in alto.
Nella penombra generale eri lì illuminata.
Poi ci siamo seduti e abbiamo parlato.
Sono venute fuori le tue parole, dopo quelle, fatte di storie della tua vita, sono uscite anche le lacrime.
Potevo asciugartele io?
Lo hai fatto tu. Tu non piangi mai davanti agli altri. 
Lo avevo capito da solo.


Ti ho chiesto poi una cosa, prima di lasciarti andare via.


“Posso abbracciarti?”.


“Io non do mai abbracci…”, questa la tua risposta.


E ti ho chiesto allora ancora una volta se potessi abbracciarti.
E mi hai detto si.


Ora io so del tuo pianto nascosto e degli abbracci negati. 
E solo per un’eccezione, la mia, svelati e rivelati… 

Sentiamo…

– Sentiamo cosa hai da dire…

– Io? Niente!

– Avanti dai… Sempre le stesse storie. Cosa hai da dire?

– Io? Niente davvero!

– Non mi vorrai dire che sei venuto per dire… Niente!

– No, no… Effettivamente sono venuto a dire alcune cose… Alcune preghiere! Parole che diventano preghiere!

– Eccolo qui! Ecco quello che riconosco! Ti ho aspettato da un bel pezzo!

– Ma è difficile sai, fermarsi, prendere fiato, un foglio, una penna e scrivere…

– Queste cose le hai scritte già altre volte… Hia altro da aggiungere?

– Ah si… Le preghiere!

– E per chi vuoi pregare?

– Vorrei pregare per tutti quelli che sono in cammino!

– In cammino… A piedi intendi?

– Certe volte ho come l’impressione che non mi segui… In cammino nel senso che stanno facendo un cammino nella propria vita!

– Io ti seguo. E come se ti seguo! Sei tu che ti perdi ogni tanto…

– Ok, ok… Allora vedo che già sai…

– Dimentichi forse che so tutto?

– No, no… Anche se ho l’impressione che ti dimentichi di me…

– Di nuovo con la stessa storia!

– No, scusami! Allora prego per quelli che sono in cammino nella loro vita, per quelli che hanno il passo lento e per quelli che hanno il passo veloce. Per quelli che rallentano e per quelli che accelerano. Per quelli che inciampano… Quelli che si rialzano in fretta e quelli che non vogliono più rialzarsi. Per quelli che nella fretta di arrivare hanno sbagliato strada. Per quelli che non hanno fretta e che fanno passi talmente piccoli che sembra stiano sempre fermi.

– Sono tante persone… Ne conosci qualcuna?

– No Signore… Sto soltanto iniziando a conoscere sempre più me stesso…

.

E stare qui…

… in silenzio ad ascoltare.

Rumore dei motorini.

Macchine lontane.

Marmitte rombanti.

Grida leggere di bimbi festanti.

Uno stereo che passa, la musica a palla.

Cinguettii di uccelli.

Parte un motorino, la prima, la seconda la terza…

E noi qui, un tempo sospeso, fatto di attimi silenziosi…

Tra le tante colonne sonore inaspettate, non volute, assordanti…

E nel silenzio ancora Tu che parli…

Dietro la finestra…

– Perdonatemi, potrebbe dirmi cosa stava fissando?

– Io?

– Si, lei. Ho visto che spiava dietro ai vetri di casa.

– Era fuori anche lei?

– No, no, ero proprio dietro di lei!

– E non ha visto nulla?

– Ho visto soltanto lei… E lei guardava qualcosa al di là della finestra.

– Ah si, proprio così!

– E cosa guardava? Le chiedevo proprio questo!

– Poteva chiederlo prima! Guardavo i gatti giù, in terrazza.

– Lei ha dei gatti? Non lo sapevo!

– Non proprio io… Non ho mai pensato a degli animali domestici, pensavo di bastare già io a me stesso!

– Spiritoso! Suvvia mi dica cosa ha visto!

– Due gatti, madre e figlio. Erano fuori, poco lontano. Un tizio ha aperto i cancelletto del terrazzo, ha messo del cibo, nessuno si è presentato.

– Avrà avuto paura…

– Non saprei. Io ero dietro la finestra. Posso parlare solo delle cose che ho visto.

– E cosa ha visto?

– La madre ha preso il gattino e l’ha portato laddove c’era del mangiare.

– E la madre ha mangiato?

– No, era lì a fare la guardia.

– Crede sia ancora lì?

– Posso controllare se vuole!

– La prego, gliene sarei grato.

Il tizio si alza e va a controllare.

– Perché si è alzato?

– Dovevo controllare un paio di gatti.

– E sono ancora lì?

– Non saprei. Il tizio che dava loro da mangiare non c’è più.

– E i gatti?

– Non capisco la sua insistenza. Comunque i gatti non c’erano più. E nemmeno il mangiare.

– E il tizio?

– Che razza di curiosità! Il tizio sarà andato a dormire! Ci vada anche lei!

– Ero già a letto, per questo le ho chiesto tutto questo!