In salita

Passo dopo passo era arrivato su in alto. Non era molta la strada. Era solo difficile da raggiungere la sommità di quella collina. Li lo avrebbe visto.
Avrebbe sentito la Sua Voce. Attendeva il Suo comando.

In fondo da anni la propria famiglia gli era al servizio da secoli. Aveva sempre obbedito e si era distinta tra le altre per questo.

“Comanda che il tuo servo ti ascolta!”.

Il sole brillava alto e si rifletteva sulla fronte madida di sudore.

“Alzati!”, gli intimò prontamente. Poi aggiunse: “Alzati, da oggi in poi, puoi Amare”.

Non credeva a quanto ascoltava. Cercò di guardarlo negli occhi benché avesse il sole contro. Lui era alto, possente, bello. La sua presenza incuteva una certa alterità, un’aria di tutto rispetto.

Ma continuava a non credere. E non riusciva bene a vederlo.

Potere… Non dovere.

Assaporò dolcemente il giorno in cui aveva scoperto di poter essere libero…

Si alzò e scese dal monte. La città alle falde lo stava aspettando.

E per ogni passo che faceva il suo cuore batteva sempre più forte…

Non solo neve…

“Sai di cosa ho davvero bisogno in questi giorni?”.
“No di cosa?”. Non era una domanda tra amici qualsiasi, rivelava la profondità e la Bellezza del loro stare insieme.
“Ho bisogno della tua mano, pronta a sollevarmi dal letto delle mie malattie, una mano tesa, da afferrare per subito alzarsi e prontamente servire”.
“Solo di questo hai bisogno?”. “No”, continuò lei, “ho bisogno di una Parola che salva, da Te gridata, ascoltata da Noi…”.
Fuori stranamente era già buio.
In giro per l’Italia il cielo dispensava solo “malotempo” con neve e freddo. Da casa sua invece l’azzurro aveva ceduto spazio al grigio.
Ma niente neve, non ancora.
“Ho bisogno di stare da sola. Da sola con Te. Lontano da tutti e tutti. O forse in compagnia di una dolce Amicizia, in un incontro da fare e rifare giorno dopo giorno…”.

“Capisco”, rispose così, non aggiungendo altro.
In cuor suo temeva solo il freddo che avrebbe potuto stringere il cuore di lei. Avrebbe voluto dirle che entrambi avevano solo bisogno di gesti concreti, traduzione quotidiana dell’Amore.
Ma non lo fece, in fondo era soltanto il primo giorno di vero freddo…

In fuga dalla Croce

Da cosa fuggiamo? C’è sempre un punto dal quale tendiamo ad allontanarci, un punto iniziale, nel quale ci siamo ritrovati per caso, un punto che nella sua infinitesima struttura a volte ci fagocita come il più vorace dei buchi neri.

E dopo esserci sprofondati dentro? Cercare lentamente di risalire. Non è difficile, è solo impegnativo. Scendere per poi risalire.

Così sembra facile ricollegarsi ad una possibile meditazione del Vangelo di questa domenica che ormai volge al termine. Termina come week end, in realtà è il primo giorno della settimana per i cristiani, ed io non nacqui cristiano, ma come diceva Tertulliuano, lo diventai, sto sempre più diventando tale.

Un cammino di perfezione nelle mie imperfezioni che altri notano, chi per farti cambiare, chi per semplicemente prenderti in giro… un cammino che porta a crocifiggere continuamente Colui che con la bocca, con suono di doilci parole chiamiamo Re e Signore, ma scendendo sempre più in noi quelle parole dolci lasciano un retrogusto amaro. E siamo noi a contribuire a darlo.

Il Re dei re si è scelto un esercito di poveri e pezzenti, miserabili, tremendamente umani e pietosi.

Già, esseri umani svuotati della loro umanità e con un bagaglio riempito del loro orgoglio.

Il Re dei re si è scelto un popolo pronto a servirlo, pronto a lodarlo, pronto a deriderlo, pronto a schernirlo… a rinnegarlo, a tradirlo, a crocifiggerlo.

Il Re dei re ha scelto liberamente di farlo, nonostante tutto, dall’alto della croce, cancella la monarchia e instaura la stauro-crazia. Un trono molto alto, scomodo ai più, adatto ai pochi… un trono pronto per essere rivestito di un nuovo splendore, al volto sfigurato di un re con una leggera corona di spine, corrisponde il volto trasfigurato del Re che ha per corona l’umanità, dove ognuno di noi è il più bel diamante che tempesta l’oro splendente e luccicante.

Il Re dei re trama la più beffarda delle “vendette” per il suo popolo, per il suo esercito, ritiratisi ingloriosamente senza combattere per la sua libertà… alla Sua libertà sacrificata renderà la libertà degli uomini e delle donne, li porterà nel Suo Regno che non è fatto come gli altri regni, li porterà nel Regno costituito con un segno… il Segno di essere ora, qui adesso, paradiso…

Portami con te in paradiso…

Quel paradiso che se lo vuoi è tuo, fin qui sulla terra!

Il Signore mi ha liberato perché mi vuol bene

Poche, davvero pochissime parole per inquadrare la novità dell’Amore.

Intanto libera, prima ancora vuole Amare.

 

Allontanandoci da parole vuote e senza senso che rischiamo di dare agli altri per poi farcele tirare addosso, o forse lanciarle in aria aspettando che torni di nuovo su di noi, dovremmo invece centrare la nostra attenzione sulla Realtà nella quale da sempre viviamo, esistiamo (non esitiamo) e per la quale, chi si dice cristiano dovrebbe necessariamente aggiungere, moriamo.

 

Amare vuol dire pertanto liberare.

Amare gli altri perché in fondo siamo liberi di Amare noi stessi.

Essere liberi in fondo diventa allora il nostro essere felici, ed è necessario, importante, individuare in tutto quello che facciamo sempre una dimensione sociale, comunitaria: se in partenza siamo noi stessi felici, non rischiamo di “infettare” gli altri con il germe del nostro egoismo.

Essendo felici con noi stessi saremo ben felici di dare agli altri non un po’ di noi ma tutto di noi!

 

Essere felici perché liberamente siamo Amati da Lui…

 

Buona Festa della Repubblica!

Forse è questo l’intervento su Loreto 07?

A volte è un po’ come osservare il mondo dalla finestra di fronte, quella che riflette stranamente sulla tua serranda la luce di un lontano lampione… oppure come avere la “sensazione” di essere stato scelto per adempiere un ruolo ben più importante di quello che magramente si vorrebbe vivere.

Altre, invece, è come guardare delle foto, quelle dove non si appare mai, forse perché non c’eri, forse perché sei tu ad averle scattate.

Altre volte ancora è come vivere e/o rivivere delle scene che sai già di aver vissuto…

 

Poche volte invece sa di novità, una nuova novità che ti prende, ti stravolge, ti cambia… e non ti fa più tornare come eri prima, ti migliora, ti proietta nel futuro e ti da la certezza della bellezza che è intorno a te!

 

Ed è proprio così che è andata l’esperienza di Loreto, la veglia, la riflessione, lo spettacolo, la S. Messa… per non parlare della condivisione, dell’accoglienza da parte delle famiglie, di quello strano silenzio quando Gesù Cristo, con il suo Corpo ed il suo Sangue, era presente in mezzo a noi!

 

Per non parlare poi delle persone che abbiamo incontrato, quelle che abbiamo rivisto, quelle con cui abbiamo scoperto un terreno fertile sul quale costruire duraturi legami affettivi.

 

Loreto, questo ed altro, ma solo grazie a Lui!

Lui che da il senso alla tua vita, la pienezza, il compimento!

 

Lui… accanto a Lui c’è sempre una persona che si incontra (non diciamo se è maschio o femmina, è una persona che incontriamo, punto e basta!), allegra, ma non troppo, vivace al punto giusto, con una serie di rocambolesche situazioni alle spalle, una serie di storie da raccontare, montagne facili da scalare, imprese strabilianti, facili problemi da risolvere, ferite più o meno profonde nel cuore e, fondamentalmente, un pesante carico di umanità, ricco dei suoi bellissimi difetti, le mille sfaccettature di quel bellissimo diamante che in fondo è dentro ognuno di noi, quel diamante “umile carbonio che è anche grafite” sottoposto al carico impressionante, grandi pressioni e alte temperature della nostra quotidianità: alla fine da semplice carbonio diventa un bellissimo diamante!

Loreto, luogo di incontro del povero che chiede aiuto, del misero che chiede sollievo, dell’affamato che chiede un tozzo di pane, dell’assetato che ha solo una sete da levare… Loreto luogo di incontro tra queste persone e la nostra egocentricità, il nostro “io” gonfio di orgoglio, la nostra goffa sicurezza di se, la nostra infinita infinitezza, a dir poco miserabile, che si scontra con la grandezza delle meravigliose creature che il Signore ci da modo di incontrare.

Incontri. Scontri. Incontrare gli altri per scontrarsi con se stessi. Scontrarsi con le nostre paure, ansie, gioie, pretese. Scontrarsi per incontrarsi ancora una volta insieme, non da soli, non con un altro io, semplicemente incontrarsi con un tu. Tu diverso da me, tu che non sei me. Tu che incredibilmente ti trovi a dipingere splendidi arcobaleni, legami nuovi, alleanze, tra le sponde delle nostre fragilità. Ed è li, a metà strada che ci incontriamo. Sospesi in aria, tra il cielo e la terra…

 

Loreto… esperienza Tua che diventa nostra, strade lontane, improvvisamente convergono ad un Centro, tenuto da noi nascosto come il più intimo dei tesori, lungi dal capire che non c’è gioia maggiore che condividere con altri la gioia di possedere il nostro appartenerTi. Possedere l’appartenenza, appartenerTi!

 

Poi, distrattamente, torni ad affacciarti da quella finestra, la tua; vedi la luce accesa in una casa di fronte, sembra quasi ti sorrida! Una luce tenera, gioiosa, appena dall’altra parte della strada. Dolce è guardare quella luce, da sicurezza, anche se è lontana da te poco meno di dieci decine di metri, è più vicina di quanto immagini… cosa immagini?

Solo di fare domande che in realtà hanno già una risposta, ed è quella che ora vorresti ascoltare…

Guardi la finestra, la luce accesa… non vorresti che dall’altra parte la spegnessero, “Lasciatela accesa! Lasciatela accesa!”, continui a ripetere, arrivi fino ad urlare, “Lasciatela accesa!”… Per una luce che è distante, un abisso ti separa da lei, sei disposto quasi a combattere contro te stesso…

 

Chiudi gli occhi un attimo, arrivi in un sogno… ancora a Loreto, sei sulla spianata di Montorso, circondato da tanti cappelli colorati, senti la musica intorno, la festa che è solo per Lui…

 

Torni alla finestra, poi scendi giù, velocemente scendi le scale, all’ingresso incontri una persona con il telefonino in mano, sembra felice, scherza, ride con chissà chi, ma non te ne curi più di tanto, sai solo che devi andare verso altro: esci fuori all’aperto, nel piazzale pieno di macchine, neanche la luna a farti compagnia… guardi la finestra di quel palazzo di fronte mirandola dal basso, vedi uno strano riflesso, un bagliore… lo stesso bagliore che avresti visto guardando il mondo dalla finestra di fronte…