Visto da qui…

Sembra che sia tutto diverso.

Invece è sempre lo stesso, immutabile ed eterno.

Vorrei chiederti tante cose, mille milioni di domande, tante altre ancora. Eppure resterei in silenzio, sicuro che per molte cose non c’è proprio una risposta.

Mi lascio cullare dal silenzio, dal rumoreggiare leggero dei ventilatori, soffio vitale che smuove l’aria dalla sua pesante calura.

Il caldo rimane, sembra più sopportabile.

Tu manda via ogni altra cosa, oh si, spazza via i pensieri come nuvole cariche di pioggia, lascia che piova laddove è arido.

Io oggi voglio solo vedere una bella giornata.

Gustarla fino in fondo. È chiedere troppo?

La voglio vivere con Te…

Della fede…

Nella XIII settimana del Tempo Ordinario, il Vangelo di Marco proclamato Domenica, ci ha fatto entrare nella stanza di una ragazzina di 12 anni, una stanza avvolta nel mistero della morte.
Non è morta… dorme.

Morta è invece la nostra fede, si, viviamo una fede morta e non viva.
Abbiamo bisogno della Parola del Profeta, potente in parole e opere, possa entrare nelle nostre vite, stanze buie, illuminandole con la Grazia che sa di Risurrezione.

Questo il tema forte della XIV Domenica del Tempo Ordinario, legando i mari in tempesta, alle stanze della morte, ai profeti non accolti.

Sono i mari e venti che ci agitano dal di dentro.

Sono le stanze abitate dalle nostre debolezze, angosce, sofferenze, pensieri, stanchezze, peccati.

Sono le generazioni ribelli che non ti accolgono.

Entra Signore, continua a parlare, continua a gridare la bellezza della vita vissuta in Te!

Tu solo non deludi mai, siamo noi che deludiamo…
Però mentre noi ci stancheremo per le troppe delusioni che vivremo, Tu continui a insistere, porti la Tua Parola nel triste quotidiano e lo trasformi in Gioia senza fine!

E se piovesse?

Dove sei stato? Nel deserto…

Dove sei arrivato? Quasi alla fine…

Cosa vorresti? Vorrei piovesse..

Perché mai? Per levare via la polvere…

Solo per quello? Per nascondere le lacrime…

Di gioia o di fatica? Un po’ e un po’…

Allora prega! Per cosa, per la pioggia?

Si, prega perché scenda forte la pioggia…

Pioverà, anche nel deserto prima o poi pioverà…

Finito febbraio

Rimane un sogno, vorrei continuarlo questa notte, per vedere come va a finire.

Il sogno?

Un film, bellissimo, fantascienza.

Alieni invasori.

Più volte morivo nel sogno.

Poi l’indomani ricominciava tutto.

Che mostri questi alieni!

Volevano conquistare tutto e tutti.

Pure a bordo dell’astronave finivo!

Ok, ok.. Solo un sogno.

Stanotte lo continuo promesso!

O forse mi risveglio domani, su un altro pianeta, senza astronavi e senza alieni…

Alba

  • Avevi detto che saresti rimasto solo, ognuno con il suo deserto da attraversare.
    Senza altri con cui parlare, condividere pasti, parole e silenzi.
    Invece?
  • Non è stato così. Vedo tanti intorno a me.
    Alcuni li ho visti cadere. Ho aspettato che si alzassero da soli.
    Altri sono andato a dare una mano, senza che me lo chiedessero.
    Altri ancora, affamati e stremati, ho teso le mie mani con dell’acqua e del pane.
    Altri infine, li ho visti isolati, fermi, in silenzio.
  • E con loro cosa hai fatto?
    Mi sono avvicinato, passo dopo passo, fino ad essere vicino. Mi sono fermato.
    E ascoltato. In silenzio.
  • Cosa hai ascoltato?
    Il silenzio. Il loro. L’ho riconosciuto nel mio.
  • E poi?
  • Ho aspettato l’alba di un nuovo giorno.
    L’abbiamo vista insieme e abbiamo ripreso il cammino.
    In silenzio, ognuno per la sua strada.

Sosta

Può capitare di essere stanchi. Ci si ferma, per riposare, riprendere il fiato.

È un attimo.

Basta così poco. Ti fermi, fissi il tuo sguardo in Lui.

Ascolta… Il tuo respiro, quello che Lui ha da dire.

Laddove trovi una chiesa aperta fermati e mettiti in ascolto.

Poi, soltanto dopo, rialzati e contina il cammino.

Ancora deserto…

Il deserto nella sua dimensione quaresimale, è spazio da attraversare non in modo collettivo, tutti insieme appassionatamente, ma in modo singolare.

Un deserto per ciascuno non fa male a nessuno.

Ognuno avrà a che fare con le proprie solitudini, i propri demoni, in uno spazio talmente vasto che saremo sempre soli.

Non sarà il nostro deserto. Sarà soltanto il mio, sarà soltanto il tuo.

A farci compagnia sarà il nostro io, nel suo profondo, un cammino nel quale messi alla prova, tentati, cadere senza avere la possibilità di rialzarsi.

Un vero e proprio travaglio interiore.

Tu pensi di avere dei compagni di viaggio, degli amici fidati su cui puoi confidare: hanno anche loro il proprio deserto da attraversare.

Sarai però solo, perché sei chiamato tu a deciderti per Cristo. Tu. Solo tu.

E Cristo. La Sua Parola, la Sua Presenza silenziosa. La forza dello Spirito.

Ognuno si deciderà per Cristo.

E reciderà quanto non appartiene a Cristo.

Oggi è già un nuovo giorno.

Passo dopo passo, siamo ancora all’inizio, la meta è ad ogni modo più vicina…

Deserto

– Hai compreso bene quello che ti ho detto?

– Si, hai detto che il deserto è da attraversare!

– Ricordatelo sempre, non fermarti più del dovuto, del necessario, attraversalo.

– Si, lo attraverseró passo dopo passo, sapendo che per quanto inospitale possa essere, lì il Maestro ha vinto…

– Si, ha vinto contro le tentazioni, facendosi forte con la Parola… Sarai forte anche tu?

La Xansiar

Quando arrivai qui ero uno tra i tanti.

Sarei potuto essere anche un chicco di riso, in una busta sottovuoto, magari per fare un bel risotto.

Ero in mezzo agli altri, non ero solo, sentivo il senso di un viaggio bello, di quelli che ti toglie il fiato, un viaggio senza miraggi, capace di portare al cuore così vicino tutti gli orizzonti lontani.

Su quella nave c’ero io, non più chicco ma marinaio, insieme ad una ciurma fatta di buone speranze, equipaggio pronto a solcare lo spazio profondo, verso stelle mai viste, capace di affrontare le tempeste magnetiche più forti.

Io c’ero quel giorno, quando la cima dell’ormeggio fu lasciata… io c’ero.

Ricordonil rumore grave della presa gravitazionale, per un attimo avevo temuto che potesse rompersi il bacino di Alpha 3P4.

Dopo quel rumore poi tutto andò liscio come lolio.  E così partì.

Prima chicco, poi marinaio, il viaggio aveva avuto inizio. Altro che mari lontani, solo il vuoto dello spazio intorno a me.

Fino a che quel vuoto è entrato in me.

Mi sono chiesto tante volte se sapevo la direzione, se la conosceva il capitano, soprattutto chi fosse ancora il capitano.

Una volta partito continuai a domandarmi anche il senso del viaggio, la meta, il tempo, le provviste, l’equipaggio…

Sembrava che tutto stesse andando bene, poi poco alla volta, iniziarono a sparire i membri dell’equipaggio.

Dove andavano? Erano nascosti dentro? Si lanciavano dalle camere dei siluri? Chi li spingeva? Erano loro a decidere di farla finita? C’era qualcosa o qualcuno che li aveva presi di mira?

Anche ora… non sentite come me questo respiro gracidante? Ansima, respiro pesante… io lo sento e voi? Sembra interrompersi, poi ricomincia. Mi chiedo se mai smetterà, se riuscirò a prendere sonno, forse sto già dormendo, tutto questo è soltanto un sogno…

Forse no, non può essere, ogni giorno la sveglia è puntata allo stesso orario, abbiamo mille cose da fare qui sulla Xansiar, ognuno ha il suo compito, è questione di responsabilità, collaborazione, altrimenti tutto sì ferma e non andiamo da nessuna parte.

Che strano… Mi sembra di essere proprio il capitano. Ma non sono io il capitano. Me lo hanno detto fin da quando mi sono arruolato nella Guardia Spaziale: “Lei sarà un marinaio, non potrà mai essere altro”.

Non sono il capitano, qualche volta vado oltre e faccio pensieri da capitano. Io non sono il capitano. Sento però delle voci, sento un respiro gracidante. Non altro. Forse perché sono solo. Forse sono rimasto solo io sulla Xansiar.

Dove sono gli altri? Perché sono solo? Dove sono gli altri, perché sono solo? Mi sembra solo di impazzire…

***

La Xansiar fu trovata non lontano dal bacino di Alpha 3P4. Il suo viaggio era appena iniziato e subito era scomparsa. Dove era finita? A bordo fu trovato solo un diario digitale con queste parole che avete letto. Nessuna traccia di superstiti.

Lacrime

Era da un po’ che non ti facevi vedere da queste parti… e come la prima volta che ti ho visto, forse la seconda, anche oggi ti sei messa a piangere.

Hai pianto.

Sei rimasta in fondo, in silenzio, piangendo… tant’è che quando mi sono avvicinato mi hai chiesto pure un fazzoletto, ed io ti ho dato il mio…

Ora mi chiedo quanto è necessario piangere davanti a Te. Vorrei farlo pure io, per portare fuori il dolore mio, quel peso che mi è dato dagli altri. Piango senza lacrime. Ti guardo, sorrido, dico di piangere senza lacrime.

Continuo a restare qui, in silenzio.

Allora perché mai piangiamo?

Perché mai non riusciamo a trattenere le lacrime?

Perché gli altri piangono ed io non riesco a farlo davanti a Te?

Se potessi avere una lacrima soltanto, solo una per quello che ho dentro… se solo riuscissi!

non sono forse scritte nel tuo libro?

Nel frattempo che aspetto l’arrivo delle lacrime Ti guardo. Come se Tu non conoscessi già tutto di me!

I passi del mio vagare tu li hai contati,

nel tuo otre raccogli le mie lacrime:

Sai ogni cosa di me. E ti narro ancora di me!

Questa sera tra le altre una sola cosa ti chiedo però con insistenza… Ti chiedo di farmi dono delle lacrime!

Voglio piangere, qui davanti a Te…